Nel paradiso delle pecore

Ieri sera ero appena entrata in bagno con l’intenzione di farmi una doccia quando, da dietro al calorifero, è caduta a terra una pecorella di plastica. Un po’ perplessa l’ho raccolta, notando che durante la sua permanenza tra il muro e il calorifero aveva perso tutte le zampe, e l’ho poggiata sul mobile prima di entrare in doccia. Mentre mi insaponavo i capelli ho cominciato a chiedermi cosa ci facesse una pecorella di plastica dietro al calorifero del bagno…molto probabilmente si trattava di una delle pecore del presepe, che qualcuno, per qualche incomprensibile motivo, aveva rimosso dalla sua collocazione originale (accanto al pastore, nel presepe per l’appunto) e aveva abbandonato sul calorifero in bagno. Dopodiché la pecorella deve essersi stufata della sua vita solitaria, lontana dalle altre pecorelle e dal dolce pastorello che era solito chiamarla Gin (il suo vero nome era infatti Ginevra) e, presa dallo sconforto, ha deciso di farla finita gettandosi nella voragine che separa il bordo del calorifero dalla parete. Tuttavia il destino è stato crudele con lei, facendola rimanere incastrata e costringendola a morire lentamente, trascorrendo settimane di agonia durante le quali la piccola non ha mai smesso di sperare che da un momento all’altro il suo amato pastorello sarebbe accorso in suo aiuto e mettendo a repentaglio la sua stessa vita, si sarebbe calato nella buia voragine per salvarla. Ma il pastorello non si era nemmeno accorto dell’assenza della sua Gin..tutte le carezze e le parole dolci che per la sfortunata Ginevra erano state così importanti, non avevano significato nulla per lui…lei era solo una delle numerose pecorelle del suo gregge. Anche il fatto di non chiamarla Ginevra, bensì Gin, non era una testimonianza del suo affetto per lei, ma solo del fatto che il pastorello (che a questo punto non si meriterebbe nemmeno di essere chiamato tale) la considerava talmente poco importante da ritenere quasi un fastidio il doversi scomodare a pronunciare quelle quattro lettere in più. Dopo queste riflessioni la povera pecorella, straziata dal dolore fisico (ricordate infatti che nella caduta si era spezzata tutte le zampe), ma soprattutto dalla consapevolezza di quanto la vita fosse stata ingiusta con lei, si abbandonò al conforto della morte, sognando il paradiso delle pecore, dove i pascoli sono sempreverdi e i pastorelli, con somma soddisfazione delle pecorelle che sono state deluse dalla vita, precipitano accidentalmente in profonde voragini che si aprono improvvisamente sul loro cammino.

Dopo essermi quasi depressa con la storia della pecorella ho cercato di sdammatizzare: "oh be’..in fondo non è successo nulla..solo una pecorella in meno per il presepe del prossimo Natale." Evidentemente però a quel punto ero troppo depressa per sdrammatizzare, perché le parole "prossimo Natale" mi hanno fatto pensare al fatto che il prossimo potrebbe esse il mio ultimo Natale a casa..potrebbe anche non esserlo, ma potrebbe anche esserlo..così  ho passato un’altra mezz’ora sotto l’acqua bollente della doccia a chiedermi come potrà essere passare un Natale fuori casa. E, complice la compassione che mi aveva fatto la storia della pecorella, ho lasciato che un misto di tristezza, malinconia e nostalgia mi assalisse. E poi mi sono resa conto che lo stavo facendo di nuovo: sentire la mancanza di qualcosa che non ho ancora perso. È una cosa che faccio spesso..sin da quando ero piccola e ogni tanto la sera, prima di addormentarmi, piangevo singhiozzando pensando a quando i miei genitori non ci sarebbero più stati.

Be’ insomma..morale della favola: quando sono finalmente uscita dalla doccia il mio morale non era decisamente dei più alti. Mi sono seduta sul bordo della vasca e, notando che la pecorella era ricoperta di polvere, ho deciso di ripulirla per bene, per dargli un aspetto dignitoso, per quanto possibile. E…che cosa ho scoperto osservandola meglio? Che la pecorella non era affatto una pecorella, bensì una perfida mucca! (non ci sono mucche nel mio presepe) L’infido animale si deve essere finto di proposito una pecorella, per il gusto di rendere la mia serata più triste di quanto già non lo fosse! La storia della mucca mentitrice stava già cominciando a delinearsi nella mia mente quando ho prontamente e fortunatamente deciso di concedermi una risata e di lasciar perdere la storia della mucca, che non merita neanche di essere narrata dal momento che racconta le gesta di un essere abbietto e disonesto.

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4 pensieri su “Nel paradiso delle pecore

  1. complimenti sinceri per il post e la storia che fa molto pennac… o benni… o anche tutti e due, non facciamo i parsimoniosi!… in ogni caso tutto il blog è davvero molto bello… ma “bello” è abbastanza banale come parola, forse è meglio dire pieno anche se magari è un termine meno bello di “bello”. però rende più l’idea direi… sto pensando che sto facendo la figura di quegli utenti odiosi che sproloquiano e divagano perdendo il senso di ciò che scrivono dopo una riga di commento. beh, in tal caso scusa. buona notte.
    fabio.

    p.s. sono quasi sicuro che si dica carnevalizia, anche se ormai la vacanza carnevalizia dovrebbe essere già finita penso…

  2. grazie per tutto dunque. e comunque stavolta tocca a me dire che i complimenti non erano meritati. in ogni caso grazie. [no, non voglio dire una di quelle frasi idiote di conclusione commento….però non so come concludere…]
    chiudo qua dai.

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