Cantastorie

qualche giorno fa mi è capitato quasi per caso di rileggere le prime righe di un libro di uno scrittore che da bambina adoravo. Tra i sette e gli otto anni leggevo sempre e solo Roald Dahl..merito, o colpa, della mia  insegnante di italiano.

Mi ero quasi dimenticata di lei, il che è davvero strano perché è una persona che non si dimentica facilmente: una donna sui quaranta, capelli corti, biondo scuro, chiaramente tinti, trucco evidente, rimmel troppo denso, rossetto rosso che faceva risaltare i denti storti e ingialliti dal fumo, una macchia di fondotinta sul colletto alto della giacca beige, e due occhi di ghiaccio che, con l’aiuto di urla udibili distintamente in qualsiasi parte della scuola ci si trovasse, avevano imparato durante i numerosi anni di insegnamento come far rispettare il silenzio, o forse lo avevano sempre saputo. 

Era solita approfittare dei primi pomeriggi tiepidi di primavera per fare lezione nel giardino della scuola. Si sedeva all’ombra di un albero avvolgendosi in uno scialle di lana nera, si accendeva un sigarillo e ci faceva accomodare tutti sull’erba attorno a lei. Dopo aver soffiato la prima nuvola di fumo voltandosi per cercare inutilmente di impedire che ci raggiungesse, prendeva un libro di Dahl, lo apriva facendo attenzione a non far cadere la cenere sulla carta e cominciava a leggere…

È uno dei ricordi più vividi che ho del periodo delle elementari…il sigarillo che tremava impercettibilmente tra le sue dita, l’odore del fumo che detestavo, ma che non mi dispiaceva sopportare pur di sentir leggere Dahl in quel modo, il rossetto rosso che disegnava le parole nell’aria, le pagine del libro macchiate dall’ombra delle foglie che ondeggiavano pigramente sopra alle nostre teste, l’erba umida che puntualmente macchiava il grembiule che mia madre tentava disperatamente di mantenere bianco, le mie piccole dita che si intrecciavano ripetutamente con i fili d’erba, mentre ascoltavo con attenzione…

È l’unico ricordo che ho di qualcuno mentre mi racconta una storia…i miei genitori devono avermele raccontate quando ero troppo piccola per fissarle nella memoria. Anzi no, ora che che ci penso mia mamma aveva fotocopiato un libro intitolato "il ranocchio innamorato" e me lo ha letto più di una volta. Il racconto mi piaceva, ma ne conservo solo un vago ricordo…

È stato durante quei pomeriggi trascorsi tra le parole di Dahl e la voce della mia maestra, che ho pensato per la prima volta che raccontare storie deve essere il più bel lavoro del mondo…

Annunci

Un pensiero su “Cantastorie

  1. “le cose così esageratamente dolci sanno di falsità..” una falsità che,nel caso del cioccolato al latte, è però particolarmente sopportabile…;) [parli con un estimatore del cioccolato al latte, quindi non potevo che prendere le difese del miglior antidepressivo in circolazione]

    eh sì, ti è familiare eccome =)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...