Trame

Ieri l’ho osservata mentre si allontanava…Avanzava speditamente sul ciglio della strada, senza prestare particolare attenzione alle auto che le passavano accanto veloci. Ad ogni passo la sua lunga treccia nera ondeggiava mossa dal vento, indispettita, come indispettita era anche lei, a causa mia.

È così che l’ho vista per l’ultima volta: la Felicità, o per meglio dire la mia Felicità…una figuretta alta sì e no trentatrè centimetri, avvolta in un leggero mantello blu, un mantello intessuto di fili speciali..me ne aveva parlato una volta. Ora cerco di ricordare quello che mi disse, lei ha un modo di esprimersi così difficilmente comprensibile…se non ricordo male, tutto ha inizio dai momenti felici: inizialmente se ne stanno tutti lì, disseminati lungo le nostre strade, in paziente attesa di essere vissuti. E poi accade…qualcuno finalmente inciampa in un momento felice e ne viene travolto per una certa quantità di tempo, più o meno lunga, a seconda della persona e del momento e delle circostanze e di tanti altri fattori che la mia Felicità si è preoccupata di elencarmi dettagliatamente, ma che io non sarei in grado di riportare con esattezza. In ogni caso, una volta che il momento felice si dissipa, sembra che non ne resti nulla fuorché forse un ricordo. O almeno questo è quello che crediamo tutti..errore. Mentre noi ci lasciamo travolgere dalla felicità, al momento che sta trascorrendo accade qualcosa che noi non sappiamo vedere. Quasi nessuno lo sa, ma a me lo ha spiegato la mia Felicità (forse anche a voi la vostra lo ha raccontato, ma non credo..le Felicità sono silenziose e riservate solitamente. La mia è una di quelle eccezioni che si dice confermino la regola, a quanto pare)

Una notte in cui non riuscivo a prendere sonno, abbiamo deciso di passare un po’ il tempo chiacchierando del più e del meno. O forse non riuscivo a prendere sonno proprio perché lei aveva deciso ancora una volta di chiacchierare con me. Comunque…tra i tanti più e meno di cui abbiamo parlato mi ha detto che quando i momenti felici vengono vissuti è come se venissero filati, nello stesso modo in cui è possibile filare la seta, a formare un filo davvero prezioso, con cui le Felicità tessono i loro mantelli. Per loro, a quanto mi sembra di capire, i mantelli devono essere una questione di prestigio personale. Ognuna di loro ha il suo mantello che continuerà a tessere in eterno (be’ non sono proprio sicura che le Felicità siano eterne), nessun mantello è uguale ad un altro, né per consistenza né per colore. Alcune volte però accade che due Felicità possano unire i loro mantelli cucendoli assieme con il filo ricavato da un momento felice molto speciale, che non appartiene ad una persona sola..una volta legati, i due mantelli non potranno essere separati facilmente. A volte tuttavia accade che il legame venga lacerato e i mantelli si separino lasciando l’uno all’altro solo tristi brandelli di se stesso. Ma non era questo che volevo racontare. Dunque, dove ero rimasta..

Si allontanava avvolta in quel mantello di momenti felici vissuti da me e portava con sè un’ampia borsa traboccante di miei sogni. Sembrava molto pesante, a giudicare da come rallentava i suoi movimenti, per questo mi sono offerta di portarla per lei, ma non me l’ha permesso. Ha detto che io non mi rendo veramente conto della loro importanza. Non si fidava di lasciarli nelle mie mani, li avrei sciupati..ha aggiunto anche questo. E poi ha concluso: "Sarà meglio che li conservi io per un po’. Non preoccuparti, non li dimenticherai finché rimarranno in questa borsa, e io non lascerò che vadano perduti. Anzi, è probabile che durante la mia assenza improvvisamente ti ritroverai a desiderare qualcosa che mai avevi desiderato prima, in quel caso saprai che ho trovato qualcosa da aggiungere alla tua borsa di sogni."

In quel momento, nonostante le sue parole sembrassero rassicuranti, ho avuto paura. Paura di restare senza Felicità e senza sogni. E lei deve averla sentita, la mia paura, perché si è subito preoccupata di assicurarmi che non sarebbe rimasta lontana a lungo. Ha detto che tornerà ogni volta che inciamperò in qualche momento felice. Continuerà a filare il suo mantello. Però mi ha spiegato anche che d’ora in avanti non potrà più restare sempre con me…chissà perché solo ai bambini è concesso vivere ogni giorno in compagnia della propria Felicità…stando a quello che continuava a borbottare, è colpa mia se lei se ne è dovuta andare chissà dove. Per questo, credo, appariva così indispettita mentre procedeva tenacemente, senza voltarsi, in direzione dell’incrocio con via M. Polo. Pochi istanti dopo ha girato a sinistra ed è scomparsa dietro al negozio che sta all’angolo. Per un momento ho desiderato spalancare la finestra e urlarle di fermarsi, ma non l’ho fatto.

Sono rimasta immobile ancora per qualche minuto, osservando quell’angolo dietro al quale avevo visto scivolare l’orlo del suo mantello mentre uno strano sapore mi risaliva in gola. Sapore di tristezza, perdita, mancanza, solitudine, amarezza, rimpianto, senso di colpa, desolazione. In quel momento mi sono accorta del profumo leggero che si era diffuso nell’aria. Profumo di anice. Confortante profumo di anice. Mi ricorda qualcosa e tutto dell’infanzia, di quella che è sempre stata casa. In fondo un po’ per tutti il ricordo dell’infanzia è casa. Respirando tutti quei rassicuranti ricordi d’infanzia ho voltato le spalle alla finestra e alla mia Felicità in viaggio e ho rivolto l’attenzione a quella che sarà la mia nuova compagnia. La mia Felicità, prima di andarsene, ci ha presentate: "Arianna, questa è la tua Speranza"…"Speranza…be’ immagino tu abbia capito chi sia lei"

Io l’ho guardata un po’ perplessa, convinta che questa mia presunta Speranza non fosse affatto in grado di capire chi fossi io, dal momento che si tratta di una bambina molto piccola, non credo nemmeno che sappia parlare. Non capivo ancora per quale motivo mi fosse stata affibbiata questa nuova compagnia. Mentre nella mia mente continuavano ad affollarsi domande a cui non sapevo dare una risposta e che non facevano altro che amplificare l’amaro sapore che avevo in gola, guardavo con circospezione quella bimbetta rincorrere a gattoni la mia gatta. Ho continuato a mantenere le distanze ancora per un po’, fino a quando con uno scatto felino non è riuscita ad agguantare la coda della mia micia che si è rivolta a me con uno sguardo implorante aiuto. Allora ho deciso di intervenire: ho sollevato la mia Speranza da terra prendendola tra le mie braccia e inaspettatamente il profumo di anice è diventato più intenso…

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Un pensiero su “Trame

  1. di solito funziona che quando una persona commenta troppo spesso un altro blog è presa più o meno come un maniaco (nel peggiore dei casi), oppure come un logorroico in stato avanzato. in realtà non so quale sia la peggiore tra le due possibilità, comunque…

    senza contare l’imbarazzo della persona “commentata” di ritrovare ancora l’insistente che continua imperterrito nella sua opera di spamming. e di solito in questi casi la persona “commentata” o non risponde agli altrui richiami impaurita delle reazioni esagerate che il suo incauto gesto potrebbe scatenare, oppure risponde, pregando che lo zuccherino concesso al fan tanto insistente gli possa bastare per circa un millennio a venire.

    e tra l’altro mi sembra di ricordare che tra i tuoi “odio” ci siano anche gli insistenti. quindi dopo appena 4 (non sono sicuro siano solo 4) commenti sarei già iscritto sul tuo personalissimo libro nero.

    detto questo spero solo che tu non mi prenda nè come un maniaco nè come una persona logorroica, è solo che di solito si deve dimostrare di aver gradito qualcosa, o meglio, tutti vorrebbero poter essere in grado di apprezzare una cosa tanto bella come il tuo ultimo post. ed è dunque questa la ragione primaria del mio commento, anche perchè scrivere qualcosa tipo “non ti preoccupare, la tua felicità tornerà e continuerà a tessere migliaia di momenti eccezionali che rimarranno indelebili nella tua memoria” suonerebbe falso, ipocrita, banale e quasi patetico.
    con questo non voglio dire che questa spazzatura che ho scritto sia meglio, anzi, però almeno è mia.

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