Panta rei

Ci sono giorni in cui mi guardo attorno e mi chiedo com’è possibile che tutto sia cambiato e io non me ne sia accorta…perché nessuno mi ha presa per mano, si è seduto con me su un dondolo e mi ha spiegato con calma che le cose e le persone cambiano indipendentemente da ciò che io desidero?

E le notti trascorrono insonni mentre mi lascio cullare dai ricordi, illudendomi che richiamare alla mente i momenti più sereni sia sufficiente a ridarmi la felicità che mi è stato concesso provare vivendoli…una felicità sottile, apparentemente immotivata, che non ti travolge, ma si limita a rendere l’aria meno pesante e si consuma lentamente, lasciandoti il tempo di viverla..

Così, mentre intorno a me nella stanza tutto è silenzioso e fiocamente illuminato dalle luci arancioni dei lampioni che si affollano all’uscita della superstrada, nella mia testa scorrono veloci infiniti frammenti di pensieri felici, lasciandomi un sorriso rilassato e nostalgico sul volto…la voce di mio padre che varia ripetutamente di tono dall’irritato al divertito mentre, bevendo il caffé dopo pranzo, cerca inutilmente di farmi capire qualche questione politica che io mi ostino a non voler capire e a dimostrarlo ponendogli domande assurde…la luce verde fluorescente che si accendeva ogni mattina accanto al letto di mia sorella e che riflettendosi sul muro puntualmente mi svegliava alle cinque e mezza provocando una serie interminabile di mugolii e di “spegnila”…il sorriso di mio nonno, seminascosto dai baffi grigi, mentre mi ricorda con voce ruvida, ma gentile: “Lo sai che qui dai nonni puoi venire quando vuoi, vero Nini?”…la risata della nonna quando mi ha vista comparire davanti alla portafinestra del salotto, completamente fradicia per aver camminato sotto la pioggia, e proclamare con un sorriso a sessantaquattro denti “Sono passata solo a farvi un salutino, non entro nemmeno perché non vorrei inondare il pavimento di fango”…le bolle comprate in un pomeriggio trascorso a Milano con la mia migliore amica, che sono poi ricomparse quasi ad ogni uscita nei due mesi successivi provocando strani commenti da parte dei passanti perplessi…la quantità indecente di boeri con cui sono quasi riuscita ad ubriacarmi alla fiera dell’artigianato…e migliaia di altri momenti che ho conservato per potermici rifugiare quando ho bisogno di ricordarmi che amo la mia vita, anche se ogni tanto qualcosa non va come avrei desiderato che andasse.

 

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2 pensieri su “Panta rei

  1. “l’unica differenza è data dal fatto che io ci sono riuscita in un modo decisamente più assurdo”
    eh non lo so sai… su questo argomento con me sfondi una porta aperta, quindi…

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