Non tutto quel ch’è oro brilla

Oggi sono andata alla fiera del libro a Torino. A proposito della fiera non dico nulla perché se iniziassi a raccontare molto probabilmente finirei di scrivere questo post domani mattina alle sei, ma qualcosa di questa giornata lo voglio lasciare anche qui…

Non mi capita spesso di viaggiare in treno, anzi a dire la verità non mi capita spesso nemmeno di trovarmi in mezzo ad una folla che non sia composta quasi esclusivamente da miei coetanei. Forse è anche per questo che ogni volta che mi trovo in queste situazioni finisco per perdermi nelle altre persone. Io me ne sto lì tranquilla, dimentica dei miei problemi e delle mie preoccupazioni ad osservare e ad ascoltare quella massa di sconosciuti che si affanna e sgomita per seguire una qualche strada che ritiene di dover seguire. E così, a fine giornata, quando la sera mi ritrovo nuovamente ad ascoltare il silenzio di casa, improvvisamente mi tornano in mente tutte le immagini e i suoni che ho raccolto durante il giorno…

C’è un uomo di fronte a me sul treno che ci sta portando verso la stazione centrale di Milano. Un uomo sulla sessantina, capelli bianchi, abito elegante, serio, una ventiquattrore è poggiata a terra accanto ai suoi piedi e ha un profumo (l’uomo, non la ventiquattrore) che mi ricorda vagamente quello che mio nonno usa nei giorni di festa (gli altri giorni, quando sta a lavorare nell’orto, fa a meno del profumo). Il treno straripa di gente così noi siamo in piedi in uno stretto corridoio. Lo spazio è talmente angusto che il libro che l’uomo sta leggendo è quasi appoggiato sulla mia spalla. Non posso fare a meno di leggiucchiare qualche parola ogni tanto, giusto per sapere che genere di libro legga un uomo simile la mattina prima di iniziare la sua giornata di lavoro. Alla seconda leggiucchiata riconosco il libro e un sorriso compiaciuto si allarga sul mio volto. Quasi non ci credo: il serio signore in giacca e cravatta che sa di festa sta leggendo un libro per ragazzi, una storia di fantasia che parla di draghi, cavalieri, elfi, nani e lingue inventate. Ovviamente la copertina colorata sulla quale ci dovrebbe essere disegnato un drago è stata accuratamente rimossa per rendere il libro anonimo.

L’uomo ha continuato a leggere per tutto il tragitto e io ho continuato a sorridere per tutto il tragitto. Pensavo al genere di libro che avevo immaginato stesse leggendo prima di scoprire il suo “segreto” e pensavo a come sia facile a volte appiccicare una determinata personalità ad una persona, basandosi esclusivamente sul suo aspetto esteriore. Riuscire a scoprire che le persone non sono quello che sembrano può essere estremamente piacevole.

Scoprire di essermi clamorosamente sbagliata nel giudicare quell’uomo mi ha fatto sentire bene.

E basta.

 

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Un pensiero su “Non tutto quel ch’è oro brilla

  1. Io (fortunatamente o sfortunatamente, decidi tu) prendo spesso il treno. e il tuo racconto mi ricorda tutte le volte che mi metto le cuffie e abbasso al minimo il volume per farmi letteralmente gli affari degli altri (sono la persona più curiosa dell’universo, che ci posso fare?!). E ricordo anche quella volta che il treno andava, io guardavo il panorama, ma lo sguardo cadde per un secondo sul libro della mia vicina… e sorrisi anche io come te perchè era un libro che conoscevo benissimo. 😉

    Comunque per scadere nel banale (di solito quando non si sa di cosa parlare escono fuori tre argomenti: le mezze stagioni, il governo e le ferrovie), una sola volta sono andato a torino partendo da verona e facendo scalo a milano… e sono arrivato con ben 3 ore di ritardo a porta nuova… vabbè, che te ne frega?! l’ho scritto così per scrivere, dai…

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