Nostalgia portami via

Oggi che sono un po’ più serena mi posso concedere un quarto d’ora e mezzo di nostalgie. Nostalgie dolci e delicate, che mi seguono in punta di piedi ricordandomi che la felicità non sempre si trova dove mi affanno a cercarla.  Così mi ritrovo un po’ inaspettatamente a sorridere beata ripensando a tutte quelle piccole cose normali che si sono infine rivelate le più importanti…
Le note del pianoforte che mio cugino suonava ogni mattina dopo colazione e che rendevano l’aria in casa di una qualità diversa facendola vibrare di emozioni.
L’espressione negli occhi di sua figlia, talmente grandi da farla sembrare sempre piena di meraviglia, mentre avvicinava il piccolo indice alle labbra per ricordarmi di rimanere in silenzio ogni qual volta notava uno scoiattolo scendere da un albero per venire a chiederci qualche noce.
Il tono serio nella voce della mia sorellina mentre rompe il lungo silenzio di una passeggiata nei campi tra le morbide colline bavaresi per dirmi: "Quando sarò una climatologa ricca e affermata ti comprerò un faro! C’è qualcos’altro che vorresti? Ah, certo: una biblioteca solo per te…ti comprerò anche quella. Anzi, ti regalerò un faro-biblioteca."
Le voci dei bambini, la sera, nella stanza accanto, che mi tengono compagnia mentre leggendo mi lascio scivolare in un sonno tranquillo. Così diverso dalle notti a casa, quando papà e mamma non ci sono, Erika si addormenta nel loro letto, Martina sul divano e io resto a lungo sul balcone, con i gomiti appoggiati sul davanzale lasciando che qualche occasionale lacrima di rabbia si faccia asciugare dal vento, fino a quando, rabbrividendo per un freddo che non c’è, rientro in camera e mi raggomitolo sotto una delle coperte della nonna..è così stano cercare di addormentarmi in tutto quel silenzio quando per quattordici anni, ogni notte, prima di addormentarmi, ho ascoltato il respiro regolare delle due bambine con cui ho sempre condiviso la stanza. Ormai non sono più bambine e non dovrei esserlo nemmeno io, in quanto sorella maggiore, ma la cosa mi sta un po’ stretta ad essere sincera. Però ogni tanto è bello rendersi conto che stiamo crescendo insieme e mentre chiacchieriamo preparando il pranzo saltano fuori inaspettati discorsi di questo genere:
"Ve lo immaginate come sarà tra un po’ di anni quando forse i nostri figli giocheranno insieme e litigheranno come noi facciamo ancora adesso? Ogni tanto sedendo insieme e parlando ci ricorderemo di quella volta che Erika cadendo si è rotta una clavicola e ha accusato ingiustamente per anni Martina di averle dato una spinta pur di non ammettere di essere inciampata da sola..e della bambola con i capelli lunghissimi che la mamma mi aveva regalato il giorno del mio compleanno e che tre giorni dopo è stata rasata a zero perché Martina le aveva fatto attorcigliare i capelli attorno alla ruota del triciclo..e di quel sabato in cui siamo rimaste tutta mattina chiuse in bagno con mamma chiedendole di lasciarci provare i suoi trucchi e alla fine ci siamo messe tutte e tre in posa sul lettone mentre mamma ci scattava una foto che deve esserci ancora in qualche vecchio album..e di quel Natale in cui giocando a lanciarci cuscini e pupazzi abbiamo rotto quasi tutte le nuove palline di vetro che stavano sul piccolo abete finto nella nostra stanza..e di quell’altro Natale in cui ci siamo svegliate alle quattro di mattina per farcire un panettone con mascarpone e cioccolata e preparare la colazione nel tentativo di fare una sorpresa a mamma e papà che, poveretti, si sono dovuti mangiare ciò che era rimasto del panettone dopo il nostro inesperto tentativo di farcitura..e di quando io ed Erika travestivamo la malcapitata Martina da "principessa" e le appendavamo le mollette del bucato ai lobi delle orecchie come se fossero orecchini così che la poveretta dopo un pomeriggio di torture si presentava a cena con le orecchie bordeaux, ma tutta felice per aver avuto il privilegio di essere stata la principessa di casa per un po’..o degli innumerevoli pomeriggi estivi trascorsi con le nostre tre cugine sotto le fronde dell’abete nel giardino dei nonni giocando a "fare finta di essere grandi" e a turno una di noi si doveva accontentare di avere come figlia la bambola di cui avevamo perso un braccio. Ogni volta il nostro gioco veniva interrotto dalla canzonetta del camioncino dei gelati e correvamo in strada con la nonna a comprare una scatola di cornetti per poi riprendere a giocare con baffi di cioccolato dipinti sopra ai nostri sorrisi.."

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4 pensieri su “Nostalgia portami via

  1. hola! grazie per essere passata da me su paroletralemani…lascia stare i discorsi su porte e portoni…la vita nn è porte e portoni, ma soltanto corridoi…bisogna poi vedere in quali stanze portano quelli che imbocchiamo noi…un bacio — LuLLo-Mo

  2. anche io passo di qui per caso, ricambiando una visita per conoscere chi resta affascinato dalla parola svalbard. e, per caso, trovo e conosco un blog scritto benissimo, da leggere e leggere.
    francesco

  3. proprio tutto tutto non ho letto. era un dopo cena a casa da solo e ero alla ricerca di nuove letture di blog. allora ho cliccato sulla casettina sotto al tuo commento e ho cominciato a leggere. che poi sia andato avanti per un pò è merito tuo.

    un violino e una balena. dunque: era maggio o aprile una sera dell’anno scorso, io stavo preparando la maturità e avrei dovuto studiare. era sera e ho messo un disco nello stereo, ho preso un foglio bianco e una penna nera e ho cominciato a scrivere tutte le parole che mi passavano in mente o quelle delle canzoni che scorrevano dallo stereo. solo parole però, niente frasi. e le scrivevo in tutte le direzioni, senza ordine, fino a che il foglio era pieno di parole. e poi ho deciso di aprire un blog, qualche giorno dopo, e non sapevo come chiamarlo. allora mi è capitato tra le mani il foglio di qualche sera prima e accanto c’erano queste due parole.
    ecco la storia.

    perdono per il commento oceanico,
    francesco

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