Fortuna che ci sono le pozzanghere

Seduta accanto alla finestra sorseggiando una tazza di decotto d’anice stellato accompagnata da una fetta di torta sulla quale ho aggiuto tanta cannella che risulterebbe immangiabile per chiunque (me esclusa ovviamente), sbircio la strada di fuori. Il lampione sotto casa deve essersi stancato di illuminare inutilmente tutta notte la strada deserta e ha deciso di spegnersi. Così l’unica luce che illumina il salotto questa sera è quella del lumino che tremola accanto al vocabolario di greco ancora aperto, coprendone le pagine di ombre anziché di luce. Un lungo sospiro e poi ancora un sorso di decotto, facendo tintinnare sul bordo della tazza il mio cucchiaino preferito (l’ultimo cucchiaino rimasto del vecchio servizio d’argento della nonna, che non ho idea di come sia finifo a casa mia). E tutto quello che riesco a pensare fa più o meno così: sta notte dovrebbe piovere. Domani mattina, quando dovrò uscire di casa alle otto per andare a scuola preferirei che ci fossero le pozzanghere per strada, così non dovrò nemmeno alzare lo sguardo per vedere il cielo. Di solito la mattina me ne dimentico. Di alzare lo sguardo intendo. E anche del cielo, a dire il vero. Se ci fossero pozzanghere tutte le mattine, dimenticarsene sarebbe più difficile.
La tazza è vuota. E nemmeno mi ero accorta che il lumino si fosse spento. Chiudo il vocabolario, do due giri di chiave alla porta di casa e nel frattempo, sollevandomi sulle punte dei piedi, cerco di vedere il lampione oltre la finestra. Magari ci ha ripensato. Magari dovrei ripensarci anche io a certe cose, invece di passare le serate a desiderare pozzanghere pur di scacciare altri pensieri. Cerco a tastoni la bambola sul divano. Era la mia preferita, più del cucchiaino. Il regalo per il mio settimo compleanno. Non ricordavo più nemmeno di averla e qualche giorno fa è saltata fuori chissà da dove. E improvvisamente ho di nuovo sette anni e il cielo sembra di nuovo qualche decina di centimetri più lontano. Fortuna che ci sono le pozzanghere. Il lampione non ci ha ripensato, ne sono sicura, ho controllato.

Francesco Guccini – Poveri bimbi di Milano

Quando son nato io pesavo sei chili: avevo spalle da uomo e mani grandi come badili.
Quando son nato io eran davvero tempi cupi e le mie strade erano piene di iene e di lupi.
Quando son nato io la morte stringeva la vite e la gente del mondo ingoiava cordite.
Poveri bimbi di Milano coi vestiti comprati all’Upim,
abituati ad un cielo a buchi che vedete sempre più lontano.
Poveri bimbi di Milano, così fragili così infelici,
che urlate rabbia senza radici con occhi tinti e con niente in mano.
Poveri bimbi di Milano, derubati anche di speranza
che danzate la vostra danza in quello zoo metropolitano.
Poveri bimbi di Milano con fazzoletti come giardini,
poveri indiani nella riserva, povere giacche blu questurini.
Quando son nato io c’era la fame nera e la vita d’ognuno tirava il lotto ogni sera.
Quando son nato io le città erano cimiteri e la primavera sbocciava sopra ai morti di ieri.
Quando son nato io alla fine ci fu gran festa e l’uomo si svegliò dal sonno, aprì gli occhi e rialzò la testa.
Poveri bimbi di Milano, dall’orizzonte sempre coperto,
povera sete di libertà costretta a vivere nel deserto.
Poveri bimbi di Milano, dalle musiche come un motore
col più terribile dei silenzi: la solitudine del rumore.
Poveri bimbi di Milano, figli di padri preoccupanti,
con un esistere da nano e nella mente sogni giganti.
Poveri bimbi di Milano, numerosi come minuti,
viaggiatori di mete fisse, spettatori sempre seduti.
Quando son nato io, come capita a tutti, il tempo uguale e incurante imponeva i suoi frutti.
Quando son nato io nel rogo di San Silvestro si bruciava il passato e il peccato col resto.
Quando rinasceremo come il sogno d’un uomo bruceremo il futuro in piazza del Duomo.

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5 pensieri su “Fortuna che ci sono le pozzanghere

  1. Uff, volevo scrivere qualcosa di divertente, ma poi mi sentirei estremamente fuori luogo qui..
    No aspetta, questa frase potrebbe essere male interpretata! Non penso che il tuo blog non sia divertente, anzi, intendevo “qui” tra i commenti, che i giustamente mettono in risalto la tua bravura nello scrivere, e nel vedere negli oggetti le stelline che fanno parte del cielo che è la tua vita.
    A proposito..lo sai che le stelle non sono delle masse infuocate che viaggiano a grande velocità?! No no no..sono delle lucciole rimaste appiccicate a quell’enorme cosa immensa nero-bluastra! E l’informazione, come credo di averti già detto, viene da fonti più che sicure e più che attendibili!
    Questo primo ottobre è motivo di grande gaudio per la qui presente, ma non per questo devo usare subito parte delle mie “risorse limitatissime”, se così possiamo chiamarle.
    Si dai, basta parlare da aliena, in pratica voglio dire che devo andare! Ci vediamo domani a scuola! =)

    P.S. Ieri era sabbbbbbbbattto..siamo andate a letto tarddi..pecchè se va a balllllare…!

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