Questione di orgoglio

Succede sempre quando le cose non vanno esattamente come vorrei. Quando per esempio qualcuno a cui chiedo di avere fiducia in me mi spiazza facendomi notare che sono piuttosto io ad avere qualche difficoltà nel dimostrare la mia di fiducia. E vorrei poterlo smentire, invece mi ritrovo rinchiusa in un lungo silenzio nel quale mi affanno a cercare un “ma” o un “però” o anche un “ma però” a cui aggrapparmi e non trovo che scivolosi specchi davanti a cui mi ha messo la verità sincera dell’altro. Il silenzio poi nel mio caso si prolunga e si allarga e raggiunge dimensioni impressionanti e si diffonde in ogni angolo. Così finisco per avvolgermici più o meno comodamente e più o meno consapevolmente anche quando non sarebbe necessario, riempiendolo di ricordi per renderlo meno freddo. Ed ecco che mi assento sempre più a lungo mentre immagini coperte di polvere e d’un velo di nostalgia scorrono nella mia mente senza essere arginate, evocate in ogni momento, senza sosta, ovunque, da qualunque oggetto o situazione. E mi ritrovo a gironzolare per casa dei nonni che è il luogo perfetto quando ho bisogno di respirare ricordi d’infanzia. Mi sollevo sulle punte dei piedi per controllare se nella coppa che sta sul mobile in corridoio ci sono ancora nascoste tutte le chiavi delle stanze. Sono lì, piene di polvere come non lo erano mai quando di nascosto le prendevo da piccola e le tenevo tutte nascoste in qualche angolo della casa che conoscevo solo io per sentirmi un po’ più padrona dei segreti che credevo le chiavi aiutassero le porte a nascondere. Sbircio nello stretto angolo buio tra l’armadio e la parete della stanza di bambina di mia zia e ci ritrovo ancora la sua vecchia chitarra. Non resisto alla tentazione di prenderla di nuovo in mano e quasi mi metto a ridere quando mi rendo conto che è molto più piccola di quanto ricordassi e anche molto più leggera. L’ultima volta che l’ho “suonata” il quadro appeso alla parete ero costretta a guardarlo alzando lo sguardo, ora sono le figure che ritrae ad essere costrette ad alzare lo sguardo per incrociare il mio. E poi mi ricordo della foto del nonno. Quella che sta appesa nella stanza fredda sul retro della casa, dove ci sono le enormi damigiane di vino, che poi anche loro, scopro, sono rimpicciolite. Riguardo la vecchia foto che ritrae il volto di un nonno giovane, quando era partigiano e sorrido ripensando a quanto mi ero innamorata da piccola di quel volto in bianco e nero. Ecco cosa faccio durante tutti quei lunghi silenzi. Mi perdo in ricordi. Un modo come un altro per non rischiare di perdermi nella ricerca di quei “ma però”. Per dirlo più chiaramente: un modo come un altro per voltare le spalle a problemi di cui la soluzione non mi appare immediata. Non sarebbe poi così male se i miei silenzi danneggiassero solo me. Invece ora mi rendo conto che quelli che per me sono silenzi pieni di ricordi che si fanno spazio a gomitate trai i miei pensieri diventando quasi assordanti per chi mi sta accanto sono silenzi freddi, vuoti, mancanze, assenze. Sì “ora” in effetti è un po’ tardi. Mi ci è voluto un po’ troppo tempo per capirlo e non l’avrei nemmeno capito se qualcuno non mi avesse fatto notare quanto io sia perennemente distante e fredda. Intenta ad ascoltare i miei assordanti silenzi non mi accorgo nemmeno delle parole di chi mi sta accanto. No, non sto cercando di giustificarmi. Anche se è una cosa che mi riesce particolarmente bene cercare sempre il modo di far sembrare i miei errori un po’ meno sbagliati se non persino giusti. Questione di orgoglio forse (già…il “forse” ne è un’ulteriore conferma).

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7 pensieri su “Questione di orgoglio

  1. ci sono sangue e piume
    sulle mie gambe mute.
    e ora tu non sei altro che un’anatra morta,
    ed io nient’altro che un cane da caccia.
    tu penetri dalle finestre e dai fori,
    io sono steso sull’erba e smarrisco il tuo profumo.
    se dio mi ha donato la grazia, perchè non sono aggraziato?
    le mie membra sono ghiacciate, e vecchie, e fredde, e inutili.
    se viene dal cielo,
    allora non voglio saperlo.
    se non ci proteggiamo siamo destinati ad innamorarci di nuovo.
    lavori fino a tardi e litighi col tuo capo,
    il tuo paziente muore e ti prendi la nottata libera.
    hanno eliminato tutti i difetti,
    così se hai abbastanza denaro puoi comprare l’amore.
    tu ti alzi dalla sedia d’accoglienza
    mentre io recito ancora i 10 comandamenti.
    e i segni sul tuo petto lasciati dai denti del bambino;
    dagli pure il mio nome, se è necessario.
    se viene dal mare,
    allora non voglio saperlo.
    se non ci proteggiamo siamo destinati ad innamorarci di nuovo.
    “benedica la tua bellezza ignota”.
    e maledici il tuo dio quando i tuoi amici muoiono.
    se viene dal cielo,
    allora non voglio saperlo.
    se non ci proteggiamo siamo destinati ad innamorarci di nuovo.
    lavori fino a tardi e litighi col tuo capo,
    il tuo paziente muore e ti prendi la nottata libera.

    non avevo troppa voglia di aspettare…

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