Ogni tanto

Ogni volta che cerco di iniziare a scrivere qualcosa qui, non so perché, scrivo automaticamente "ogni tanto". Che poi sarebbe più spesso un "sempre" o un "una volta" (lo so, sto già iniziando male, ma non passavo di qui da tanto e iniziare a scrivere qualcosa mi risulta un po’ faicoso), ma "ogni tanto" mi piace di più…dà l’idea di qualcosa che non capita tanto spesso da poter essere dato per scontato e nemmeno tanto raramente da poter sembrare strano. Fa pensare a quel genere di cose normali che vorresti non smettessero mai di succedere. Come "Ogni tanto la mattina, quando mi sveglio, oltre la finestra non si vede nulla che non sia il bianco delle nuvole che di notte scendono tra le montagne e la mattina alle sei sono ancora troppo umide per scappare in cielo." o "Ogni tanto mia sorella si nasconde dietro l’angolo sulle scale per farmi spaventare, ma io arrivo sempre molto dopo quando ormai se ne sta seduta su un gradino annoiata. Così è lei che si spaventa vedendomi arrivare all’improvviso. Tuttavia, dopo essersi ripresa, non rinuncia a gridare "bu!" e ovviamente, nonostante la cosa non abbia assolutamete senso, io mi spavento comunque e così non riusciamo a smettere di ridere mentre saliamo la scale fino alla nostra camera appoggiandoci l’una all’altra per non cadere." o "Ogni tanto, se arrivo in anticipo in città, prima di andare a scuola, mi fermo in un bar e, mentre faccio durare un latte macchiato mezz’ora, la guardo mentre si sveglia, la città. E oltre quella vetrina passa tutta quella gente che mentre cammina si stringe un po’ nelle spalle e sembra raggomitolarsi su se stessa come se cercasse ancora di nascondersi sotto le coperte. Così puntualmente mi lascio prendere dalla malinconia e mi ci crogiolo finché non mi vengono quasi le lacrime agli occhi per quanto vorrei avere qualcuno da abbracciare in quel preciso momento." o "Ogni tanto quando leggo sul pullman, tornando a casa, non sento le persone che mi chiedono se il posto accanto al mio è libero. Così queste si vedono costrette a domandarmelo per la seconda volta, magari provando ad alzare un po’ la voce, e io rispondo sorridendo esageratamente e insensatamente perchè mi sono appena resa conto di quanto mi piaccia quello che sto leggendo." o "Ogni tanto, qui in centro a Bergamo, passo davanti a una libreria piccolapiccola. Due volte ci sono entrata, quindi quando passando cerco di sbirciare dentro attraverso la vetrina e non riesco a vedere nulla a parte la schiena della proprietaria, posso immaginare comunque tutto quello che c’è intorno: gli scaffali partono da terra e arrivano su su in alto fino al soffitto, non c’è una sola parete che non sia completamente ricoperta da libri, ci sono banchi pieni di libri anche centro del locale, tanto che, se ci fossero più di tre persone, sarebbe un continuo "Permesso" "Mi scusi" "Prego" "Oh, mi spiace" "Non si preoccupi", e, non so perchè, ma in quella libreria i libri mi sembrano sempre più colorati che nelle altre. Comunque quello che volevo dire è che ogni volta mi ritrovo a pensare che se potessi entrerei e chiederei alla proprietaria di fare cambio, di essere me e di lasciarmi essere lei, anche solo per un po’, di lasciarmi osservare le persone che si chiedono scusa mentre si urtano senza allontanare lo sguardo dagli scaffali. E poi la vetrina è già passata via, ma io continuo a perdermi tra quei libri colorati." o "Ogni tanto sono da sola in un’aula il lunedì mattina. Un’aula tutta bianca, con il soffitto altissimo. Quando entro di solito le veneziane sono ancora abbassate, così ne alzo una a metà e poi, se non ho altro da fare, scrivo sulla lavagna. Poi cancello. Poi riscrivo. Per tutta l’ora. E non faccio più caso a quel soffitto così alto e a tutte quelle sedie vuote e silenziose."
è che a volte quando scrivo vorrei poter iniziare con un "c’era una volta…", ma poi non avrei nulla da scrivere, così torno al mio solito "ogni tanto…"

(Ho rinunciato a scrivere qualcosa di sensato già dalla prima parentesi quindi se arrivati a questo punto non capite quale sia il senso di questo post, non preoccupatevi, è normale.)

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14 pensieri su “Ogni tanto

  1. Vabè..prima di lasciare il commento vero e proprio..mi sento di dire che chi è talmente preso dal fare la linguaccia magari arriva a strizzare un occhio..magari due..
    No..?? 😛
    Difatti quella col punto e virgola indica la linguaccia fatta con cattiveria..oppure me lo sto inventando..
    Boh..
    Ok, come non detto, niente commento perché DEVO (e sottolineo devo) andare a finire di stirare..
    Domani ho pure la verifica di matematica..
    Che Dio me la mandi buona stavolta…!!

    A presto..un abbraccio.. 🙂

  2. Sei un genio!!!
    Uhm..bene bene benissimo..grazie a questo post è sorta l’era di una nuova faccina..
    Sperando non voglia sterminare tutte le altre però :/
    In quel caso dovresti come minimo morire per i sensi di colpa! 😛

  3. de agostini presenta la nuova, fantastica raccolta che annienterà la concorrenza: IMPARA LA STORIA CON LE FACCINE DI WINDOWS! all’interno troverete le vere faccine, quelle che anche voi – sì, avete capito bene… anche voi a casa! – potete costruire passo dopo passo seguendo le semplici istruzioni contenute nel dvd in regalo!
    prima uscita:
    otto von bismarck
    ‹|:-¦/
    (le prime due robe dovrebbero essere il cappellino con lo spuntone che tanto andava di moda allora)
    polifemo
    O-)
    albert einstein
    √:-þ
    (la radice quadrata sono i capelli)
    quasimodo… il gobbo di notre dame!
    π®¶)
    adolf hitler (comprensivo di ciuffo!)
    ƒ:=///
    e…
    mao tse tung!
    ¦-)
    cosa aspettate? correte in edicola! così anche voi potrete dire “sì, SO LA STORIA… grazie a de agostini!”.

  4. “shi”

    “no, perchè quando respiro in questa stanza escono fuori tutte le nuvolEEEEEte… e…” “ti ho fregaaata, ti ho fregaaata…” 😀

    “avevo DICIASSETTEMILA messaggi nel cellulare, e per rileggerli tutti ci ho messo molto tempo… l’ho fatto in puntate…” “diciassettemila??? ma sono tantissimi! da quanto tempo non li cancellavi??? voglio battere il tuo record!” “aspetta… quanto ho detto?” “… erano millesettecento in realtà, vero?…” “ehm… sì… vabbè, ho sbagliato di uno zero!”… non ho parole! :p

    “no, aspetta… ma vedi la chiesa di ambriola? cosa c’è dietro la chiesa di ambriola?” “ma sei tu che ci abiti, che ne so io!!!”

    Sono stati inaugurati alla “Festa della Madonna Addolorata”, tradizionale ricorrenza della quarta domenica di settembre, i lavori di restauro della chiesa parrocchiale di Ambriola. Quello della festa è un appuntamento molto sentito dalla popolazione della frazione che quest’anno ha avuto un ulteriore motivo di giubilo per la conclusione dell’intervento di restauro della chiesa intitolata a Santa Lucia che si è protratto per quasi due anni. Quello che ha caratterizzato la parrocchiale è stato, dunque, un lavoro lungo e complesso, coordinato dall’architetto Anna Maria Mologni e realizzato dal restauratore Fabio Gervasoni. Il progetto era stato elaborato quando era parroco don Francesco Mangili, e avviato durante il servizio di don Baitelli. Ad inaugurare i lavori è stato il Vescovo di Bergamo monsignor Roberto Amadei che ha presieduto la funzione che è stata concelebrata con il parroco don Pierangelo Redondi, con una rappresentanza dei sacerdoti del vicariato e con gli ex parroci del paese. La funzione è stata accompagnata dal canto della “Corale dell’Amicizia” e dal corpo bandistico di Dossena.

    … ti amo…

  5. Perchè ti sto lasciando un commento? …sto leggendo ora quello che hai scritto un anno fa. …non so, ora potrei scrivere di queste tue parole dicendo “c’era una volta”, non credi? Tutto diventa “c’era una volta”. C’era una volta questo blog oserei perfino dire. Naturalmente non leggerai queste mie 4 righe, per questo le sto scrivendo (almeno lo presumo, dato che da un anno non scrivi. Chissà, forse sei salita sulla tua luna ed ora ci guardi tutti dall’alto!) Ciao cmq, ho trovato che quello che hai scritto è molto profondo. Il bello è che me ne compiaccio ogni volta. Non è facile trovare qualcosa di profondo e vero allo stesso tempo, senza che sia tutto artefatto. Ciao, abitante della Luna. (ma leggerai davvero quello che ho scritto? non credo, non credo!)

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