Disiecta membra

Tento di fare il punto della situazione:

non scrivo in questo blog da ottobre duemilasette, cioè da qualche mese dopo essermi trasferita con la mia famiglia in un paesino di montagna nella provincia di Bergamo. Da una città della provincia di Milano. Una di quelle in cui gli affitti sono alti non perché la zona sia incantevole o perché il centro della città sia particolarmente ricco di attrazioni, ma più semplicemente perché da lì Milano è facilmente raggiungibile. Non ho mai amato viverci, ho sempre pensato che me ne sarei andata lontana appena mi sarebbe stato possibile. Invece ora, dopo un anno trascorso in un paesino di montagna di poco più di cento anime, ci sono tornata. E nonostante non possa affermare di trovare bella la mia città, non posso nemmeno negare di sorridere in continuazione guardandomi intorno mentre, quasi ogni giorno, cammino lungo la “mia” via. Ora vivo solo duecento metri più in là, nella casa dei nonni. Per frequentare l’università a Milano ho dovuto chiedere ospitalità a loro. All’inizio è stato quasi surreale ritrovarmi lì, così vicina a casa mia, senza poterci rientrare. Ogni giorno, la mattina alle sei e un quarto e la sera alle otto passavo sotto casa e guardavo istintivamente le finestre dell’appartamento quasi aspettandomi di vederle illuminate dalle solite luci. Invece le tapparelle sono ancora tutte abbassate e la casa è vuota come l’ultima volta in cui l’ho vista. All’inizio era davvero tanto strano vederla così da fuori. Come era strano anche dormire dai nonni, dove ho sempre avuto paura di dormire fin dalla volta in cui i miei genitori da bambina mi ci hanno lasciata a tradimento prima di partire per la Germania e io mi sono svegliata da sola di notte in una stanza così buia che mi faceva male agli occhi tenerli aperti. Non avevo mai dormito in una stanza completamente buia prima e non l’ho più fatto nemmeno dopo, tanto che ora nella mia stanza ci dormo con una lucina blu per bambini a forma di fantasmino, prontamente regalatami per salvarmi da innumerevoli tentativi di addormentarmi fissando un soffitto invisibile. Ormai però mi sono di nuovo abituata ad aver cambiato casa, o piuttosto ad averne due (o tre, anche se la terza è più una persona che un luogo). Lo faccio senza pensarci. Passare da una casa all’altra, intendo. Ogni tanto, se proprio mi fermo a rifletterci, mi capita di avere un po’ paura di essere dispersa qua e là, di dimenticare o perdere qualcosa di me su un qualche treno o nella casa sbagliata, come se alcuni pezzetti di me se ne andassero svolazzando intorno alla mia testa troppo lentamente per tenere il ritmo dei continui spostamenti. Paura infondata che tuttavia si rivela profondamente positiva perché mi obbliga a sempre nuovi censimenti di tutti i miei pezzetti e talvolta così riesco ad accorgermi di qualcosa che prima non c’era. Ed è una sensazione piacevole e in qualche modo rassicurante accorgermi di essere cambiata, ma di essere ancora tutta intera, senza pezzi sparsi chissà dove che non saprei proprio come riattaccare. Il punto che cercavo all’inizio è fondamentalmente che, nonostante negli ultimi due anni la mia vita sia cambiata in modo importante e rapido per due volte, lasciandomi inizialmente tanto disorientata e spaventata da dover ricominciare dall’imparare da capo cose semplici come respirare lentamente, posso dire con assoluta certezza che tutto questo capovolgersi e ricapovolgersi e quasi avvolgersi di situazioni, che apparentemente sembra avermi tolto un anno per riportarmi al punto di partenza, non mi ha fatto perdere assolutamente nulla, smentendo clamorosamente tutte le mie più radicate paure.

Mi è mancato tanto scrivere qui.

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2 pensieri su “Disiecta membra

  1. Quasi non ci credo che sto commentando il tuo blog.
    Un tuo nuovo post!
    Sono venuta qui per nostalgia, come faccio un po’ così ogni tanto, e ho sorriso tantissimo quando ho visto che qualcosa non andava! C’era qulacosa di diverso, una nuova data, un nuovo anno, e nuove parole! Che bello, mi sento come una bambina a cui abbiano regalato un mega leccalecca infinito!
    Ok, ora torno seria..
    Dunque..chi meglio di me, che ho cambiato casa per ben quattro volte (in realtà cinque, se contiamo anche il trasloco che ho fatto quando avevo circa otto mesi), e che sto per cambiarla di nuovo, può commentare questo post..?
    Capisco benissimo le sensazioni strane, sgradevoli, nuove, e belle che hai cercato di esprimere, perché le ho provate tutte. E ho provato anche il corrispettivo delle tue. Mi spiego meglio. Quando sei dovuta andare a Bergamo..ci siamo divise due facce di una stessa medaglia che si chiama separazione.
    Però..
    Però l’unica cosa che mi sento di dire, un po’ egoisticamente forse, è che adesso sei qui. Sei tornata.
    La casa non è più la stessa, è vero, ma quando ti penso posso rivederti qui al Polo finalmente.
    Non abitiamo più agli estremi di quella via purtroppo (potevamo esserne un po’ le padrone/controllore a pensarci bene!), però siamo di nuovo vicine.
    Credo sia un bel pezzettone, anzi no, un bel pezzettonone positivo di tutto il trambusto che hai affrontato e che stai affrontando.
    Da parte mia cercherò di farti sembrare di non essertene mai andata da qui, specie ora che arriva l’estate e che possiamo andarcene alla nostra piazza o al nostro bellissimo pozzo ogni volta che vogliamo, con una bella granita fresca e le nostre varie scoperte termosensibili. Come facevamo sempre.
    Vedrai che non perderai mai nessun pezzetto di te stessa. Anzi, avere una vita qui e una in un paese del tutto diverso da questa cittadina ha i suoi aspetti positivi secondo me.
    Credo che porteremo sempre il ricordo della nostra prima casa come il solo unico e bellissimo posto dove poter abitare (per me almeno è così). L’importante è riuscire comunque a guardare avanti e capire come crearsi il proprio mondo sicuro anche in altre stanze, anche in altre vie o numeri civici.
    Ad esempio con dei fantasmini simpatici e colorati..

    Ti voglio tanto, tanto tanto tanto bene ari.. 🙂

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