Glück

Mi ero ripromessa di non venire qui a scrivere se non avessi avuto nulla in perticolare da dire, ma, mentre me ne stavo qui al computer a vagare completamente persa nel sito dell’università, un cucciolo di cane mi si è addormentato sulle gambe e ora evidentemente sta sognando di correre perché muove tutte le zampotte in modo proprio buffo e mi è venuta tanta voglia di scriverlo da qualche parte. Forse più che per raccontarlo a qualcuno, per sapere che anche se me ne dovessi dimenticare, avrò qualche possibilità di ricordare per caso questo momento, se mi capiterà di rivedere questo post, . Per ricordare la pienezza di un momento così piccolo. Per sapere che non ho bisogno che la mia vita sia perfetta per conoscere la felicità. Che basta così poco. Alcuni momenti sono così perfetti che mi riesce davvero difficile trovare il modo di descriverli o raccontarli. E solo raramente mi è capitato di provare la stessa sensazione leggendone la descrizione o il racconto di altri.
Tre o quattro anni fa ho incontrato una ragazza, di cui ero stata amica da bambina, pochi giorni prima che partisse per il Giappone. Stavamo casualmente iniziando a leggere entrambe due diversi testi di Hermann Hesse, così decidemmo di scambiarli in modo da avere per un po’ la compagnia l’una delle letture dell’altra, sapendo che non ci saremmo riviste per un anno o forse più. Io le diedi "Narciso e Boccadoro" e lei in cambio mi mise tra le mani un libriccino intitolato "La felicità. Versi e pensieri". Sulla sedicesima pagina di quel librino così piccolo iniziava il racconto di uno di quei momenti perfetti che io non ho saputo descrivere, ma che ha esattamente lo stesso sapore.

"E che questa felicità sia durata cento secondi o dieci minuti, era così fuori del tempo che somigliò del tutto alle altre vere felicità come una farfalla in volo somiglia a tutte le altre. (…) Era fatta di niente questa felicità, è fatta della consonanza delle poche cose intorno a me con il mio proprio essere, di un benessere senza desideri, che non chiedeva cambiamento né intensificazione."

Non so che cosa ne abbia fatto lei delle parole raccolte nel libro che le diedi, perché non ci siamo quasi più sentite. Io ripenso a quella strana intimità che si crea tra due persone quasi estranee nel momento in cui si scambiano dei libri e non posso fare a meno di sorridere. Ora è sposata. Non la sento da anni e non so dove viva. Siamo di nuovo estranee, come lo eravamo in effetti quel giorno in cui ci siamo ritrovate dopo anni, con in comune solo alcuni vaghi ricordi di giochi infantili nel sottobosco, tra i ciclamini, e di canzoni suonate da lei con un po’ d’impaccio su un vecchio piano stonato e ascoltate da me con l’ammirazione di una bambina che la musica non sapeva bastasse così poco per fabbricarla. Eppure in ognuno di quei momenti in cui sento di essere riuscita a pucciare un dito in quell’enorme barattolo di miele dorato che è la felicità fuori dal tempo di cui parla Hesse, ripenso a lei e alla semplicità con cui in quel momento abbiamo deciso di affidare l’una all’altra quelle poche pagine che ci appartenevano, regalandoci un pezzetto di quella che sarebbe stata la nostra vita nei giorni seguenti, pur sapendo che in fin dei conti era la vita di un’estranea quella di cui avremmo "rubato" un pezzetto. Il fatto che due imperfette estranee (le perfette estranee temo non possano essere state nemmeno saltuarie amiche d’infanzia) abbiano condiviso alla fine qualcosa di così importante, pur continuando a rimanere tali, mi  lascia senza parole. A volte la vita è davvero bella.

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Un pensiero su “Glück

  1. Anche il "cucciolo" di pastore tedesco di mia cugina quando si addormenta dopo qualche minuto inizia a sgambettare tutto beato. E’ da quando sono piccola che desidero con tutte le mie forze avere un cane, tu lo sai bene. Per vari motivi resterà un sogno irrealizzabile finché non avrò una casa mia. Secondo me hanno davvero qualcosa di magico e speciale da regalare a chi sa accorgersi di quanto sono affettuosi e teneri. Il cane di Enrico ha una dolcezza indescribile negli occhi, e io rimango sempre affascinata e divertita da quello che fa. Ieri sera era sdraito sulla sua brandina, con le zampottine che penzolavano in avanti e il muso in mezzo che cadeva proprio per terra. Ci siamo avvicinati e si è alzato, ma poco dopo i suoi occhietti nocciola hanno iniziato a chiudersi ed è tornato col muso per terra. E la mattina, mentre facevamo colazione con tè e brioches, lui si sentiva giustamente escluso dal dolce banchetto; allora è salito sulla panca, si è seduto vicino a me, e attirava la nostra attenzione grattando sul bordo del tavolo con la zampa. Alla fine si è aggiudicato due bei pezzetti di brioches. Sembrerò una bambina forse, ma io ci parlo e mi avvicino a lui finché non mi tocca la punta del naso con la sua. A volte ho pure l’assoluta certezza che abbia capito quello che gli ho detto.

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