Nix, nivis

Due giorni fa:

Papà spalancando la porta della mia camera: "Buongiorno! Sono quasi le otto."
Io: "Non è nevicato nemmeno stanotte?"
Papà: "No, però sta nevicando ora."
Io, che nel frattempo stavo per aprire la porta del balcone ancora con addosso il pigiama: "Lo sai che mi arrabbierò se non è così, vero?"
Papà: "Apri!"

Solo una o due giornate all’anno iniziano così meravigliosamente qui.
La neve cadeva a fiocchi piccoli imbiancando le foglie dell’unica palma del paesino (e, con molte probabilità, anche del resto della Valle Brembana). Poco dopo ero lì fuori anch’io, accanto alla palma rachitica. E per le seguenti tre ore circa sono riuscita magnificamente a dimenticarmi la nuova Arianna seria organizzata pianificatrice che l’università e le conseguenti incombenze economiche hanno creato nell’ultimo anno e mezzo.
Io, pigrapigrissima ragazza, mi sono inerpicata (il sentiero è praticabilissimo, sono io a non essere molto agile) su per il sentiero dietro casa con cinque spire di sciarpa intorno al collo. La sciarpa lungalunga che mi aveva fatto ai ferri la nonna e che mia sorella ha decorato con una decina di ponpon di colori tutti diversi.
Quando sono arrivata abbastanza lontana dal paese da avere intorno solo prati e alberi bianchi, i fiocchi scendevano grossi e lenti, così non ho potuto resistere alla tentazione di assaggiarne uno. E subito dopo mi è sfuggita una risata piccola, che a pensarci ora mi fa sentire un po’ sciocca, ma in quel momento era la cosa più naturale che potesse succedere. Perché non ero l’Arianna seria organizzata e pianificatrice che prende ogni giorno un treno affollato per un’ancora più affollata Milano, in cui ogni tanto deve fermarsi e ascoltare il proprio respiro per essere sicura di esserci anche lei, in mezzo a tutta quella gente che spinge in tutte le direzioni per arrivare da qualche parte. Ero un’Arianna bambina in mezzo al bianco, come nel libro "Cappuccetto Bianco" di Munari, che in tutto quel bianco poteva immaginarci un mondo intero, oppure niente. A suo esclusivo piacimeto. Poteva scegliere se essere sola o no, se poggiare i piedi su un prato innevato o una nuvola serena, se guardare il cielo o un foglio intonso e immenso. In quell’angolino bianco tutto mio ci poteva essere ogni cosa, purché non trasgredisse la regola fondamentale: essere bianca.
Le conseguenze di quella mattina, conoscendomi, sono abbastanza prevedibili: negli ultimi giorni ho riaperto il file pdf di 645 pagine "Corso di islandese moderno", ho finito l’introduzione storica, pagina 29, e mi sono data al massimo tre anni e mezzo.

Unthought known

All the thoughts you never see
You are always thinking
Brain is wide, the brain is deep
Oh, are you sinking?

Feel the path of every day
Which road you taking?
Breathing hard, making hay
Yeah, this is living

Look for love in evidence
That you’re worth keeping
Swallowed whole in negatives
It’s so sad and sickening

Feel the air up above
Oh, pool of blue sky
Fill the air up with love
All black with starlight

Feel the sky blanket you
With gems and rhinestones
See the path cut by the moon
For you to walk on

For you to walk on

Nothing left, nothing left
Nothing there, nothing here
Nothing left, nothing left
Nothing there, nothing left
Nothing left, nothing left
Nothing there, nothing here

See the path cut by the moon
For you to walk on
See the waves on distant shores
Awaiting your arrival

Dream the dreams of other men
You’ll be no one’s rival
Dream the dreams of others then
You will be no one’s rival

You will be no one’s rival

A distant time, a distant space
That’s where we’re living
A distant time, a distant place
So what ya giving?
What ya giving?

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3 pensieri su “Nix, nivis

  1. Ecco perché penso che alla fine sia un bene se la tua casa è lì, e non più al Polo. Hai la fortuna di poterti rifugiare nella tua fantasia ogni volta che vuoi, e soprattutto senza essere disturbata da nessuno.
    Così ogni tanto riconosco senza alcun dubbio l’Arianna "scema", "che deve scrivere qualcosa di interessante invece del suo nome", "che mi spinge in un groviglio di foglie appiccicose per fare una foto bizzarra", "che mette un disegno fatto coi pastelli a cera tutto per me in Posidone, "che ha il telefono un po’ indietro", "che mi porta un sacchetto bianco, tutto scritto, pieno di cioccolato con un pino al cioccolato fondente e nocciole da mettere alla prova gli stomaci più impavidi", "che non ha paura di assaggiare caramelle Leone schifose, perché tanto si possono sempre sputare giù dal ponte", "che scrive con me pagine e pagine di supporti cartacei", che pensa a me e mi regala un tenero portafortuna", "che costruirebbe con me un albergo dal titolo ‘Coso’ ", "che fa con me le versioni di greco e latino glassando il tutto con mille sospironi", "che…..che mi fa sentire fortunata per avere una migliore amica così speciale, tutta per me".
    Ti voglio bene..

  2. Leggendo questo post non ho potuto fare a meno di pensare allo scorso Capodanno… al nostro pupazzo di neve rachitico, alla passeggiata notturna mentre tutto si imbiancava, al losco personaggio in bicicletta che veniva verso di noi, agli angeli che abbiamo fatto tuffandoci nella neve…
    Vorrei tanto rivivere un momento simile con te, ma anche se stavolta tu eri sola a passeggiare tra gli alberi carichi di fiocchi bianchi, sono comunque felice.
    E non sei seria, organizzata e pianificatrice, amore… sei la solita ragazza di sempre a cui piace sognare e tuffarsi già da ora in una meravigliosa avventura come quella che faremo insieme, andando in Islanda o facendo la Transiberiana. Anzi, tutte e due. Ecco, facciamo così: tu studi l’islandese moderno per l’Islanda ed io il russo per la Transiberiana. Sarà abbastanza ostico, ma ci proverò. A meno che tu non voglia essere così altruista da studiare entrambe le lingue, sia chiaro! :p No, eh? L’ho capito dalla faccia che hai fatto… va bene, va bene, il russo lo studio io! 🙂
    Ti amo, gatta delle nevi mia… (gatta delle nevi nel senso di micia delle nevi, non nel senso di motoslitta… ok, lo rifaccio).
    Ti amo, volpina delle nevi mia…

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