Finestre

Apro gli occhi. Una luce incolore riempie la parte della stanza più vicina alla finestra sulla parete di fronte al mio letto. Io sono ancora nello spicchio d’ombra. In questa stanza dalle pareti spesse, dal soffitto basso e un’unica piccola finestra, la luce del giorno non raggiunge mai gli angoli più lontani.
Alcune volte sento intensamente la mancanza della luce di quella che era la mia casa precedente. Soprattutto d’estate, nel tardo pomeriggio, la luce aranciata del sole al tramonto invadeva la casa, procedendo parallela  e veloce dall’orizzonte fin nell’appartamento al terzo piano, attraverso le numerose e ampie finestre.
E la casa diventava un luogo magico. La luce arancione trasportava tutto in un’altra dimensione. Ridipingeva le pareti di colori caldi, faceva splendere di rosso il legno antico dei mobili del salotto, colorava le lenzuola dei letti sfatti nella nostra camera di bambine, riempiva l’aria di un pulviscolo scintillante altrimenti invisibile, disegnava un’ombra lunga e sfumata per ogni oggetto e ogni persona. Invitava al silenzio, e a tenere gli occhi bene aperti per lasciare che tutto quel magico arancione li attraversasse e ti entrasse dentro.
Spesso sento la mancanza di momenti simili, ma non ora.
Dal mio angolo d’ombra, stesa sotto al piumone, guardo dritto di fronte a me, oltre la finestra chiusa. E vedo il bianco. Lo stesso bianco che molto probabilmente guarda, affacciato da una torre, il re del castello appollaiato sul masso sospeso in un quadro di Magritte. Il bianco delle nuvole.
Talvolta le nuvole mi fanno il regalo di scendere in questa valle chiusa e stretta.
Si adagiano placide sugli alberi che foderano per loro la terra e la roccia delle montagne, dormono tra le fronde tutta la notte, poi, la mattina, si lasciano attraversare dalla luce fresca del sole finché non si liberano della rugiada e, più leggere, possono tornare verso l’alto.
Durante il loro rito mattutino sono uno spettacolo che non conoscevo e forse mai avrei conosciuto se non fossi capitata a vivere in questa valle. Non conosco più la luce orizzontale della pianura al tramonto, ma conosco l’altalena verticale delle nuvole tra le montagne. Anche in questo caso il luogo in cui vivo viene portato altrove. Mi avvicino alla finestra, guardo fuori e non è strano avere la sensazione di essere in una casa sospesa in un cielo lattiginoso e soffice. Chissà per quanto tempo dovrei nuotare nel bianco prima di raggiungere un’altra abitazione.
Da quando sono qui la mia vita è cambiata completamente. Solo le persone rimangono le stesse, e il cielo, che in un modo o nell’altro riesce sempre a venire a prendermi, anche quando è chiuso fuori dalle finestre, per portarmi in luoghi immaginati e fragili, che durano solo pochi minuti, il tempo di un tramonto o del mutarsi rapido delle nuvole.
Eppure raramente mi sento viva come nei miei occasionali minuti di cielo.

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3 pensieri su “Finestre

  1. Lo ricordo anch'io il bianco di cui hai scritto, e se non ricordo male (o meglio, se non confondo i ricordi), negli ultimi giorni che ho passato da te una mattina ho visto proprio le nuvole fuori dalla tua finestra.Ed è vero, è bellissimo e ti fa proprio sentire in una casa sospesa nel nulla. Un po' come l'inizio del film del mago di Oz, ma senza la paura e il caos del vortice. E a me ricorda un po' anche la Svizzera, nei giorni in cui c'è stata la bufera di neve e sciavamo piano piano perché non vedevamo nulla nemmeno a due centimetri davanti a noi. Era tutto bianco e sembrava proprio di sciare in mezzo alle nuvole, senza capire mai quanto tempo ci avremmo messo a finire la discesa.Davvero davvero davverissimo un post meraviglioso comunque 🙂

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